Attività fisica e sistema immunitario

November 16, 2017

Gli effetti dell’esercizio fisico sul sistema immunitario sono stati oggetto negli ultimi anni di numerosi studi e dibattiti scientifici, che tutt’ora non sono riusciti a fornirci una risposta definitiva, quanto piuttosto indicazioni verosimili.
Vediamo quali sono i dati a nostra disposizione, proprio nel periodo in cui peraltro il sistema immunitario si appresta ad essere messo maggiormente alla prova.

Sebbene negli ultimi anni siano stati compiuti numerosi studi in merito, questi tendono generalmente a mancare di omogeneità e riproducibilità: le variabili da prendere in considerazione sono infatti virtualmente infinite: livello atletico dei soggetti partecipanti allo studio, tipologia di esercizio, intensità, tempo di lavoro (…), solo per citarne alcune.
Quello che però tende ad essere conforme, è il risultato.
Secondo numerosi dati statistici, il soggetto che pratica costantemente attività moderata (circa 3-4 volte alla settimana), ha un rischio inferiore di contrarre patologie infettive rispetto al soggetto sedentario.
Al contrario, negli atleti propriamente detti, ovvero coloro che praticano attività fisica ad un’intensità importante, più volte alla settimana, vi è una maggiore frequenza di patologie infettive, per lo più virali, in particolare infezioni erpetiche, respiratorie, gastroenteriche, ecc.. con una più lenta guarigione e maggiore tendenza alle recidive.
Analizzando nel dettaglio le perturbazioni che avvengono a livello fisiologico, emerge nella quasi totalità degli studi un aumento della popolazione di linfociti T “soppressori” (deputati appunto alla soppressione della risposta infiammatoria) a discapito dei linfociti CD4+ (“helper”), il cui ruolo è invece quello di rafforzare la risposta immunitaria; questa è quindi la prima evidenza di soppressione immunitaria conseguente all’esercizio fisico.
L’effetto deprimente sul sistema immunitario interesserebbe anche altre specie cellulari, come i linfociti NK (Natural Killers) e i macrofagi.
L’effetto negativo dell’attività fisica intensa può concretizzarsi anche mediante alterazione dei processi trascrizionali legati all’espressione di cellule e citochine, in particolare attraverso down-regulation dei geni relativi.

Da tutti gli studi è emerso che gli effetti “negativi” dell’attività fisica intensa si manifestino immediatamente dopo lo sforzo (e non durante, quando invece occasionalmente sembrerebbe verificarsi un potenziamento); sebbene non risultino tutt’ora ben chiari i meccanismi alla base di questi turbamenti, tra le cause principali abbiamo un aumentato rilascio ormoni e mediatori, in particolare catecolamine e cortisolo.
Inoltre, negli atleti avanzati (o professionisti), in cui può esistere una forma di stress psicologico, derivante dall’ansia da prestazione sportiva, possono verificarsi casi di immunosoppressione addizionali, ad evidenziare come questo fenomeno sia un qualcosa di multifattoriale, difficilmente riconducibile ad un solo processo biochimico e fisiologico.
Fortunatamente tutti questi effetti deprimenti sembrerebbero scomparire in un intervallo di tempo attualmente non ben definito, ma relativamente breve; secondo molti autori infatti alcune di queste alterazioni tornerebbero alla normalità già nel giro di 2 ore, mentre altre potrebbero richiedere fino a 72 ore. Probabilmente il superallenamento, periodi di importante stress psico-fisico, recupero inappropriato, dieta imperfetta, possono favorire questi squilibri.

Per concludere possiamo affermare che se da un lato l’attività fisica moderata può potenziare, in maniera transitoria, il nostro sistema immunitario, dall’altro lato un’attività più intensa può deprimerlo in maniera significativa, per un intervallo di tempo che fortunatamente risulta essere piuttosto breve (2-72 ore).
Se dunque pratichiamo attività fisica intensa, a maggior ragione non dovremmo dimenticare di prenderci cura del nostro corpo, riposando adeguatamente, bevendo la giusta quantità di acqua, ed eventualmente ricorrere integratori che possano favorire il recupero, come (tra gli altri): amminoacidi essenziali e/o ramificati, glutammina, vitamina C e sali minerali (zinco e magnesio), il tutto affiancato da un’alimentazione corretta, varia e bilanciata.

 

-Stefano Stradotto-
responsabile comunicazione

 

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